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Il risultato del referendum del 6 novembre è per questo Consiglio e, perciò per tutti noi, una eclatante sconfitta ed è il segno di un pesante schiaffo dato inequivocabilmente dai cittadini al sindaco e ai consiglieri; personalmente, io avverto e “vivo” questo giudizio come una ferita dolorosa.
Con la proposta di fusione eravamo convinti di poter fornire a Gavazzana e ai gavazzanesi un'importante opportunità di valorizzazione e di sviluppo del territorio, di poter offrire l’occasione di governare i due Comuni con un’unica e più moderna amministrazione, con prospettive lungimiranti di risparmio e di efficienza, di rinascita economica e sociale; tutto ciò in alternativa a scenari di sopravvivenza con tasse che saranno, inevitabilmente, più gravose e con sempre meno servizi.
E non solo! Avremmo anche avuto a disposizione importanti incentivi economici da investire per dieci anni sul centro storico, sulla viabilità, sui trasporti, in generale, su “Gavazzana”, per renderla ancora più bella e vivibile.
Eravamo giunti a questa determinazione non perché improvvisamente impazziti ma a seguito di un’attenta analisi della situazione che vede il nostro piccolo Comune in condizioni di oggettiva inadeguatezza e non più in grado di affrontare la sempre maggiore complessità dell'amministrazione pubblica, senza più soldi, senza più alcuna aspettativa di sviluppo.
E, allora, anziché scegliere la mera sopravvivenza ad alti costi per la gente, avremmo preferito, prima che fosse troppo tardi, tutelare i gavazzanesi, i loro diritti, le loro aspirazioni, il loro benessere.
Abbiamo preferito proporre di rinunciare ad una fittizia ed ingannevole autonomia, rappresentata dal mantenere in vita, a tutti i costi, un Comune solo simulato e ridotto ad un simulacro, a favore della possibilità di condividere, con spirito di coesione e collaborazione piena con il Comune a noi più vicino e per molti aspetti con cui siamo già integrati, una forma di gestione comunale più strutturata e in grado di rispondere in modo più pertinente ai bisogni della collettività.
Abbiamo sbagliato! I numeri inequivocabili del referendum ci vedono soccombenti e, non solo; ci umiliano e ci mortificano.
Se volessimo consolarci, potremmo affermare che ha vinto il cuore sulla ragione e che, come ebbe a dire Pascal, “il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce”, ma non dobbiamo farci illusioni.
Ha vinto il “no” al cambiamento, ha vinto l’idea di non perdere un’identità e l’autonomia, a qualsiasi costo.
A noi non rimane che rispettare questa convinzione, ma non riusciamo a condividerla.
È per me questa un’amara sconfitta che mi rende impossibile continuare a svolgere con serenità la funzione di sindaco.
Rassegno, pertanto, le mie dimissioni da Sindaco, a far data da oggi.
La mia decisione viene assunta nella piena consapevolezza di aver operato sempre scelte vantaggiose per la comunità, decisioni virtuose che hanno portato Gavazzana, grazie ad un lavoro intenso e partecipato, in alto





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